Commento dell'editore e quarta di copertina:
Per incontrare un autore occorre entrare nel suo mondo. Una chiave di accesso è sicuramente il linguaggio. Attraverso il metodo lessicografico, questa ricerca analizza la coppia concettuale docere/discere (insegnare/imparare) nell'opera di Agostino d'Ippona, nella convinzione che i significati dei termini possono essere recuperati per induzione, cioè in base al modo in cui l'autore li ha usati nei suoi scritti. L'analisi di questa porzione di vocabolario mette in luce un percorso che va dal Maestro (che insegna dentro) all'immagine (della Trinità) che struttura la mens dell'uomo. Nei processi di apprendimento un ruolo fondamentale è svolto dalle parole: Agostino si confronta pertanto con la funzione dei segni, passando da una relativizzazione dei segni (effetto delle sue conoscenze della dottrina stoica del linguaggio) ad una nuova concezione della parola che apre ad un'interazione tra la sua concezione del linguaggio e la sua teologia dell'incarnazione. Questa seconda edizione è arricchita da un percorso sul tema della grazia che mostra lo sviluppo parallelo di questa idea con quello dei concetti di insegnamento e apprendimento.
Indice:
pag. 13 Premessa
17 Abbreviazioni e nota metodologica
19 Introduzione
29 Capitolo I
Dall'esegesi alla riflessione sul linguaggio
29 1.1. Il De magistro come punto di partenza
30 1.2. Note introduttive al De magistro: status quaestionis
33 1.3. La strategia dell'argomentazione
38 1.4. 'Docere' e 'discere' nel De magistro
39 1.4.1. Magister: l'uso parsimonioso di un termine
41 1.4.2. Docere, discere e commemorare: gli scopi del linguaggio
44 1.4.3. I segni, le parole e le cose
48 1.4.4. Docere me nihil potest: ragioni di un fallimento
52 1.4.5. L'autonomia del discipulus veritatis
56 1.5. Totum conspicere: l'approdo finale come sintesi del Dialogo
59 Capitolo II
Inutili o necessari?
59 2.1. Ripartire dai segni
61 2.2. Differenze concettuali individuate a partire da un'analisi dell'uso dei sublemmi signum e signa nel De dialectica, nel De magistro e nel De doctrina Christiana
63 2.2.1. Segni e oggetti: l'ingenua fiducia del De dialectica
65 2.2.2. Universalità e limiti dei segni: il De magistro
85 2.3. Il De doctrina Christiana: cose, segni ed esegesi
85 2.3.1. Il posto del De doctrina Christiana nell'itinerario di Agostino
87 2.3.2. Struttura e scopo del De doctrina Christiana
90 2.3.3. Linguaggio, ermeneutica ed esegesi
94 2.4. Il destino dei segni dal De dialectica al De doctrina Christiana: sintesi dei risultati raggiunti
98 2.5. La logica stoica come possibile chiave interpretativa della teoria dell'apprendimento del De magistro
99 2.5.1. Elementi di logica stoica
104 2.5.2. Dalla sostituzione all'implicazione: la rielaborazione agostiniana della logica stoica
109 2.6. Considerazioni conclusive circa il ruolo del 'signum' nell'idea agostiniana di apprendimento
113 Capitolo III
Da curiosi e creduloni, a saggi e credenti
113 3.1. Introduzione all'analisi delle occorrenze nei Dialoghi di Cassiciacum
114 3.1.1. Uno sguardo complessivo ai Dialoghi
115 3.2. "Verum comprehendi potest": il Contra Academicos
115 3.3. "Haec autem disciplina ipsa Dei lex est": il De ordine
122 3.3..1. Analisi delle occorrenze relative alle famiglie lessicali di doceo e disco nel De ordine
134 3.4. "Est autem disciplina veritas": i Soliloquiorum libri duo
137 3.4.1. Analisi delle occorrenze relative alle famiglie lessicali di doceo e disco nel Soliloquiorum libri duo
148 3.5. Considerazioni conclusive
151 Capitolo IV
La dramma perduta e il figlio ritrovato: le Confessioni
151 4.1. Alcune questioni circa le Confessiones
156 4.2. Analisi delle occorrenze delle famiglie lessicali di doceo e disco nelle Confessiones
156 4.2.1. Docere come indicare: l'apprendimento della lingua nell'età infantile
161 4.2.2. Didici sine ullo metu: la pedagogia agostiniana
165 4.2.3. Docere come parlare a: la dimensione comunicativa del linguaggio
170 4.2.4. Docere come illuminatio cordis: l'insegnamento del maestro interiore
175 4.2.5. Diverse accezioni di discere (e di disciplina): sapere, conoscere, imparare una verità di fede
177 4.2.6. Discere come invenire: l'apprendere è un ricordare trovando
180 4.2.7. Discere Deum: Dio come oggetto dell'apprendimento
183 4.2.8. Doctrinae o disciplinae liberales?
185 4.2.9. Doctus e Doctor: il sapiente e il maestro
187 4.3. Interiorità e memoria: spazio privato e luogo dell'apprendimento
201 4.4. Considerazioni conclusive
205 Capitolo V
Come il Verbum, ogni verbum si fa carne: dalla teologia al linguaggio. Il De Trinitate
205 5.1. Introduzione: struttura e scopo del De Trinitate
209 5.1.1. Dogma e linguaggio
212 5.1.2. Aspetti filosofici: I. Homo capax Dei. L'antropologia del De Trinitate
213 5.1.3. Aspetti filosofici: II. Per cupiditatem pravam. La possibilità dell'errore
216 5.2. Vocabolario del docere e del discere nel De Trinitate
216 5.2.1. Docere e discere nel vocabolario della fede: I. Discere a Scripturis e docere secundum Scripturas
218 5.2.2. Docere e discere nel vocabolario della fede: II. L'esteriorità dell'insegnamento divino
221 5.2.3. Disciplina come scienza e correzione
230 5.2.4. Docere e discere in relazione a Verbum
235 5.2.6. Cupere doctrinam e studia discentium: il desiderio nel processo di apprendimento
238 5.3. I significati di verbum nel De Trinitate
242 5.3.1. Sinonimi parziali e termini identificativi di Verbum: Filius, doctrina, sapientia, imago
243 5.3.2. Dimensione cristologica del Verbo: partecipazione e illuminazione, incarnazione, incarnazione e rivelazione (Io 1, 1-5; 1, 14, 18)
244 5.3.3. Verbum Dei e verbum hominis
245 5.3.4. Verbum e apprendimento: cooccorrenze con notitia e cogitatio
246 5.3.5. Verbum nella struttura trinitaria
247 5.3.6. Verbum interius e verbum exterius
248 5.4. Pensiero e linguaggio: l'esprimibilità intrinseca della notitia
257 5.5. Considerazioni conclusive
261 Capitolo VI
Totum conspicere
261 6.1. 'Insegnamento' e 'apprendimento': l'iter di Agostino
262 6.1.1. 'Docere' e 'discere' come questione di linguaggio
267 6.1.2. Parole, comunicazione e verità
269 6.1.3. Funzione delle parole nella comunicazione dei pensieri
271 6.1.4. L'immagine come sintesi
272 6.1.5. Dalla 'disciplina' alla 'doctrina': dall'educazione alla correzione
274 6.1.6. 'Imparare' come 'vedere'
275 6.1.7. Interiorità ed esteriorità nel processo di apprendimento
276 6.2. Sviluppo della dottrina della grazia
277 6.2.1. I termini di una vexata quaestio
280 6.2.2. Dall'autonomia alla dipendenza: la questione della libertà dell'uomo
292 6.2.3. La polemica con Pelagio
300 6.3. L'olismo dei significati
301 6.3.1. Da Cassiciacum a Tagaste: autonomia e universalità
303 6.3.2. Illuminazione e immediatezza: due percorsi (quasi) paralleli (De magistro e De vera religione)
307 6.3.3. Ripensamenti sull'idea di immediatezza. La mediazione del segno: il Proemio del De doctrina Christiana come introduzione al concetto di 'segno' in DedCh–A¹
310 6.3.4. Efficacia e necessità della grazia: l'analogia con le parole dell'oratore (dai commentari paolini al DedCh–B)
314 6.3.5. Un'immagine da riformare, ma pur sempre un'immagine di Dio
321 Conclusione
333 Appendice
343 Postfazione
349 Bibliografia
361 Indice analitico